Dec 13

“Il più antico libro che parli del Caffè è un Manoscritto Arabo esistente nella Biblioteca del Re di Francia, n.° 944. Ecco quanto in esso si legge. Schehabeddin Ben Autore arabo del IX secolo dell’ Egira, ossia del XV dell’ Era Volgare, attribuisce a Gemaleddin Mustì di Aden, città dell’Arabia Felice, che era quasi suo contemporaneo, la prima introduzione dell’ uso di bere il Caffè in quel paese. Ci dice che Gemaleddin, avendo occasione di fare un viaggio in Persia, vide colà alcuni de’ suoi patrioti bere il Caffè, alla qual cosa per allora non fece attenzione; ma tornato in Aden, sentendosi indisposto, e rammentandosi d’ aver veduto, che in Persia gli uomini beveano il Caffè sperandone vantaggio alla salute, si determinò a farne sopra di se [sic] l’ esperienza.

La fece, e non solamente ne riebbe la salute, ma altre utili qualità trovò in quel licore; come di sollevare la gravezza di testa, di ravvivare gli spiriti, e di prevenire la sonnolenza senza però nuocere alla macchina del nostro corpo. Osservò tosto che quest’ ultima qualità potea renderlo di molto uso nel suo genere di vita: lo prendeva egli e raccomandavane la bibita ai Dervis (specie di Monaci Maomettani) onde abilitarsi potessero a passare la notte in preghiera, e in altri esercizj di turca divozione colla massima intensità e zelo. [...] Ben tosto i letterati, e gli uomini di legge ne adottarono l’uso: questi furono imitati dai negozianti, e gli artigiani stessi non lasciavano di berlo quando erano obbligati a prolungare il lavoro nella notte; nè l’ommettevano coloro, che in tempo di notte viaggiavano. Alla fin l’uso ne divenne generale in Aden [...] Aggiunge l’arabo Autore, che quegli uomini trovarono sì vantaggiosa questa bevanda, che interamente trascurarono l’ uso d’un infusione di certa erba, chiamata in loro linguaggio Cat, che potrebbe forse essere il Te. [...] Prima di tal epoca il Caffè era appena conosciuto in Persia, e molto poco usato in Arabia, ove pur ne cresce la pianta; ma se diam fede a Schehabbedin, beveasi già da tempo immemorabile in Etiopia.”

“Continuò il Caffè i suoi progressi nella Siria, e in Damasco, e in Aleppo fu senza opposizione ricevuto; e nel 1554, undici anni dopo l’uso fattone dal Mustì d’Aden, fu introdotto anche in Costantinopoli da due uomini chiamati Schem ed Hekin, i quali venendo da Damasco l’uno, e l’altro da Aleppo, v’apriron ciascuno una bottega da Caffè elegantemente ornata, ove pubblicamente lo vendeano. Queste botteghe furono tosto frequentate da letterati, e principalmente da poeti, e da altri, che colà s’ univano per ingannar l’ozio, e divertirsi con poca spesa. Ai letterati vennero in seguito gli uomini d’ogni professione, e gli uffiziali stessi del serraglio: i Pascià, e le persone del più alto rango colà accorrevano. Tutto contribuiva a render l’uso del Caffè sommamente approvato, e comune; ma intanto gli Imani, ossia Ministri delle Moschee, cominciavano a lagnarsi fortemente, che queste eran deserte, mentre estremamente popolati erano i Caffè. I Dervis, e gli altri Religiosi turchi mormoravano, anzi, altamente predicando, contro l’uso introdotto declamavano, ed asserivano, che minor delitto era l’andare a ber vino, comunque dalla legge espressamente vietato, ad una betola, che entrare in una bottega di Caffè.

Dopo d’ avere lungamente mormorato, e gridato invano que’ divoti unironsi per fare autenticamente condannare il Caffè, e presentarono a tal effetto una Supplica al Mustì. Asserivano in quella essere il Caffè abbrustolito su una specie di carbone, e tutto quello che avea rapporto col carbone essere dalla Legge proibito. S’ immaginaron così, che per dovere di ministero sarebbesi il Mustì messo alla testa del loro partito. Nè s’ingannarono: il Capo della Legge, senza molto esaminare il fondo della quistione, condannò la bevanda del Caffè come contraria all’ Alcorano.

E’ sì rispettabil colà l’autorità del Mustì, che niuno osò contravvenire apertamente alla sentenza. Incontanente tutte le botteghe di Caffè vidersi chiuse; e gli Uffiziali del buon regolamento ebbero ordine di vegliare sopra di ciò. Ma l’abitudine era sì forte, e l’uso del Caffè sì piacevole, che ognuno, malgrado tutte le proibizioni, seguitò a berlo nella propria casa. Il Governo avvedendosi di non poter sopprimere quest’ uso, pensò a ritrarne profitto, permise di venderlo, mediante una gabella, e di berlo, a condizione però che ciò non si facesse apertamente; così beveasi il Caffè in luoghi particolari a porte chiuse, o nella retrobottega .

Ciò diè luogo a poco a poco al ristabilimento del Caffè. Un nuovo Mustì meno scrupoloso e più ragionevole del suo Antecessore, dichiarò pubblicamente non avere il Caffè relazione alcuna col carbone, e l’infusione di esso non esser alla legge di Maometto punto contraria. A siffatta decisione, accompagnata dall’ esempio, i Predicatori, i Dervis, gli uomini di legge, i cortigiani, il popolo, tutti beverono Caffè, e se ne moltiplicarono grandemente le botteghe.

I Gran Visiri essendosi messi in possesso d’una speciale autorità sopra il Caffè, presero questa opportunità per imporre una forte gabella. Ordinarono che ogni Caffettiere pagar dovesse uno Zecchino al giorno, e non potesse far pagare il Caffè piucchè un Aspro la tazza.”

“Fin qui l’arabo Manoscritto tradotto da Mr. Galand, che segue a ragguagliarci della totale soppressione de’ pubblici Caffè in tempo della guerra di Candia, mentre gli affari Ottomani erano in una critica situazione. La libertà con cui i politici in quelle botteghe parlavano de’ pubblici affari venne alla notizia del Gran Visir Kapruli; e questi giudicò opportuno di farle chiudere, malgrado il proprio interesse, poichè perdeva così una ben considerevole rendita. Pria di venire a questa determinazione, andò egli a visitare incognito molti Caffè, e parecchie betole: trovò in quelli uomini gravi, che discorrendo seriamente delle cose dell’ Impero, biasimavano il Ministero, e de’ più importanti affari francamente decidevano: trovò nelle betole uomini di buon umore, e per Io più soldati, che cantavano, o sol di cose galanti parlavano, o di fatti di guerra; e le lasciò sussistere.

Ma comechè chiuse fossero le botteghe, non beveasi perciò meno Caffè: portavasi, e vendevasi in mezzo alle larghe strade, e su le piazze in gran pentole di rame poste fu un fornello. Ciò faceasi solo a Costantinopoli, poichè in ogni altra Città e Villaggio i Caffè erano aperti. Crebbe non ostanti questi rigori la consumazione del Caffè, poichè ognuno Turco, Ebreo, Greco, Armeno bevealo per lo meno due volte al giorno; e ogni qualvolta faceasi visita ad alcuno, il Caffè venia presentato, nè poteasi civilmente ricusare. Il negare di somministrare alla Moglie il Caffè è colà una delle cagioni legali di divorzio.

I Turchi bevono il Caffè ben carico, caldissimo, e senza Zucchero: vi mettono a tempo a tempo uno o due garofani pesti, o un pizzico d’ Anisi stellato o di Cardamo minore, o una goccia d’essenza d’ambra.”

“Non è si agevol cosa il determinare in qual tempo l’uso del Caffè passasse da Costantinopoli ai Paesi Orientali d’Europa. E’ però probabile che i primi a conoscerlo fossero i Veneziani, e perchè sono limitrofi, e perchè faceano colà un continuo, ed esteso commercio. Pietro della Valle, Veneziano, in una lettera scritta da Costantinopoli nel 1615, avvisa un suo amico che ritornando porterà del Caffè, che crede ignoto ancora alla sua patria. II Sig. Galand narra su l’ asserzione del Sig. La Croix, che il Sig. Thevenot al ritorno da’ suoi Viaggi in Oriente nel 1657 portò seco a Parigi del Caffè con cui regalava i suoi Amici; arrivarono quindi colà alcuni Armeni, che ne accrebbero l’ uso; il quale però non cominciò a divenir generale se non nel 1671 in occasione dell’ Ambasciata di Soliman Agà, colà spedito da Maometto IV.

A Marsiglia fu sconosciuto il Caffe nel 1644 portatovi, con tutti gli attrezzi per farne la bevanda, da un Gentiluomo, che avea accompagnato il Sig. De la Haye nella sua Ambasciata a Costantinopoli. Nel 1660 ne furono portate colà alcune balle dall’ Egitto, e l’uso ne divenne più generale: nel 1671 vi s’aprì la prima bottega di Caffè. Due anni prima un Armeno, che non trovava bene il suo conto a Parigi erasi portato a fare il Caffettiere a Londra, al riferire di Laroque; ma dalla Storia Cronologica del Commercio di Anderson abbiamo che vi fu introdotto nel 1652: nel 1660 fu messa una gabella sul Caffè, e nel 1675 il Re Carlo condannò le botteghe di Caffè, come Seminari di sedizione, ad esser chiuse; indi a poco però tal ordine fu rivocato. Il primo Autore Europeo, che abbia parlato del Caffè è Rauvolfo nel 1673; ma il primo a descriverne la pianta fu Prospero Alpino nella sua Storia delle Piante Egizie pubblicata in Venezia nel 1691.”

Il titolo e le didascalie alle foto sono tratti da: Del Caffè, dissertazione del Signor Gio: Ellis, in Scelta di opuscoli interessanti tradotti da varie lingue, Vol. XVII, Milano, Giuseppe Marelli, 1776:  http://books.google.it/books?id=2zItAAAAMAAJ&pg=PA13&dq=caffe+turco&lr=&as_brr=1&as_pt=ALLTYPES&ei=r4F3Se2sOoOClQSY7YnqBg#PPA1,M1

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Dec 08
Francobollo sovietico emesso nel 1988 per la Settimana Internazionale della Lettera. Sulla destra il simbolo dell UPU

Francobollo sovietico emesso nel 1988 per la "Settimana Internazionale della Lettera". Sulla destra il simbolo dell' UPU

Dal XVII secolo in poi le comunicazioni postali internazionali, cioè l’ invio di pacchi o di dispacci da un paese all’ altro, cominciarono ad essere regolate da accordi bilaterali tra stati o tra altre realtà sovrane ma questo sistema che si basava su una miriade di procedure, tariffe, monete, unità di peso e di misura spesso molto differenti tra loro finì per complicare, e quindi limitare, l’ invio o la ricezione di un prodotto postale da e per l’ estero la cui domanda, però, era in continuo aumento.

I primi, in questo senso, a prendere l’ iniziativa furono gli Inglesi nel 1840. Su proposta di Sir Rowland Hill, padre dei sistemi postali moderni, il costo di spedizione di una lettera su tutto il territorio dell’ Impero Britannico venne ridotto a un penny da pagarsi direttamente all’ ufficio postale che in cambio rilasciava una marca da bollo da applicare sulla busta che indicava l’ avvenuta copertura delle spese postali da parte del mittente. La marca era di colore nero con al centro il ritratto della regina Vittoria. Per questo cominciò ad essere chiamato “penny black” che divenne poi ufficialmente il nome del primo francobollo della storia.

Nel 1862 Montgomery Blair, direttore del servizio postale degli USA, convocò una conferenza internazionale per tentare di stabilire standard comuni per i servizi postali internazionali. La conferenza si tenne a Parigi l’ 11 maggio 1863 e vide la partecipazione di delegati da quindici paesi: Austria, Belgio, Costa Rica, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Le città anseatiche (Lubecca, Brema e Amburgo) non ancora inglobate dalla Prussia, Italia, Olanda, Portogallo, Prussia, Isole Sandwich, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. La conferenza di Parigi fissò alcuni principi generali a cui i differenti stati avrebbero dovuto rifarsi per semplificare una serie di procedure e rendere il servizio postale più veloce ed efficiente.

Ma questo, pur non inadeguato, protocollo d’ intesa non era ancora abbastanza per soddisfare la crescita esponenziale delle esigenze comunicative globali e dunque nel 1868 Heinrich von Stephan, alto funzionario postale della Confederazione della Germania del Nord, propose un piano generale di riforme da discutere ed approvare nel corso di una Conferenza Plenipotenziaria. La Conferenza fu indetta dal governo svizzero per il 15 settembre 1874 a Berna e, in prima convocazione, ventidue paesi risposero all’ appello: Austria e Ungheria, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti e Turchia. La conferenza produsse un articolato protocollo internazionale noto come “Trattato di Berna” che entrò in vigore il 1 luglio 1875 e che, tra le altre, stabiliva la nascita della “General Postal Union” ovvero un organismo di vigilanza postale internazionalmente riconosciuto che tre anni dopo, vista la successiva adesione massiccia di numerosi altri paesi, prese l’odierno nome di “Universal Postal Union”. L’ UPU, con la fondazione delle Nazioni Unite, è diventata un’ agenzia ONU.

L’ attuale “mission” dell’ UPU è quella di fornire suggerimenti, soluzioni, e assistenza tecnica ai paesi membri in questioni relative agli scambi postali internazionali. L’ UPU detta anche le regole dei servizi internazionali ma, in quanto oranizzazione non governativa, non può interferire con la politica interna dei vari paesi che rimangono comunque liberi di imporre ulteriori regole, tasse e tarriffe, di stampare quanti e quali francobolli vogliono, di organizzare le operazioni postali secondo i criteri che ritengono più opportuni. I paesi che aderiscono all’ UPU si riuniscono in seduta plenaria ogni 4 anni.

Un International reply coupon di emissione ucraina

Un "International reply coupon" di emissione ucraina

Anche se l’ UPU è un’ agenzia delle Nazioni Unite non tutti i 192 paesi membri dell’ ONU sono anche membri dell’ UPU. Per esempio Andorra, le Isole Marshall, la Micronesia e Palau siedono al Palazzo di Vetro ma non aderiscono all’ UPU. Ma è anche vero che i paesi non-ONU possono comunque essere membri UPU come accade per Città del Vaticano che è plenipotenziaria UPU ma solo “ammessa come osservatore” alle Nazioni Unite.

L’ UPU conta, ad oggi, 191 membri dopo anche le recenti adesioni di Timor-Leste il 28 novembre 2003 e del Montenegro il 26 luglio 2006. Fanno però parte dell’ UPU anche “stati” non indipendenti come le Antille Olandesi, Aruba e i Territori inglesi d’ Oltremare.

Curiosa, per non dire sospettosa, la vicenda della Cina che aderì all’ UPU il 1 marzo 1914 e sempre ha continuato a farne parte anche quando nel 1949 il governo nazionalista cinese scappò a Taiwan e, su di lui, si impose la neonata Repubblica Popolare Cinese. Solo che all’ UPU, fino al 1972, fu Taiwan a continuare ad essere l’ unica Cina ufficialmente riconosciuta. Ci vollero insomma più di vent’ anni dalla fuga dei nazionalisti a Formosa perchè il congresso dell’ organizzazione riconoscesse la Cina Popolare come il solo legittimo rappresentante della nazione cinese. In conseguenza di ciò Taiwan perse in favore di Pechino la possibilità di emettere gli “International Reply Coupons” ossia la possibilità di spedire e ricevere direttamente documenti postali internazionali che quindi, obbligatoriamente, devono passare per un altro paese UPU con relativi ritardi e inevitabile maggiorazione dei costi del sevizio. Una cosa come questa per una economia emergente come quella taiwanese significa ogni anno milioni se non miliardi di sovraccosti cioè di perdite. La Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta stato sovrano solo dalla Turchia, è nella stessa situazione di Taiwan: tutta la sua posta internazionale in entrata ed in uscita passa prima per Ankara che poi la distribuisce direttamente ai servizi postali dei rispettivi destinatari.

Carta dei codici postali tedeschi

Carta dei codici postali tedeschi

Il Codice Postale, che negli USA prende il nome ZIP Code, è un’ invenzione piuttosto recente. La prima nazione ad introdurlo è stata la Germania nel 1941, seguita dal regno Unito nel 1959 e dagli Stati Uniti nel 1963. In Italia l’ avvento del Codice di Avviamento Postale o CAP risale al 1967. Attualmente solo 190 nazioni ONU su 192 usano il codice postale: l’ Irlanda e Panama ancora non lo hanno adottato. Extra-ONU anche Hong Kong non ne possiede uno.

Una delle entrate dell Ufficio Centrale delle Poste a Pesaro

Una delle entrate dell' Ufficio Centrale delle Poste a Pesaro

Statistiche UPU realtive all’ Italia per l’ anno 2006:

  • Numero totale degli uffici postali permanenti: 13.852
  • Area media di copertura per ufficio postale (km²): 21,75
  • Numero medio di abitanti per ufficio postale: 4.243,34
  • Numero di cassette postali sparse sul territorio italiano: 62.000
  • Numero di cassette postali collocate presso gli uffici postali: 338.407
  • Numero medio di invii postali per abitante: 116,94
  • Numero di invii postali domestici: 6.779.772.929
  • Numero di invii postali internazionali: 91.250.756
  • Numero di ricezioni postali internazionali:  195.406.881
  • Numero di invii pacchi postali domestici: 243.781.143
  • Numero di invii pacchi postali internazionali: 3.668.354
  • Numero di ricezioni pacchi postali internazionali:  4.056.857
  • Numero di invii postali assicurati domestici: 14.158.066
  • Numero di invii postali assicurati internazionali: 55.669
  • Numero di ricezioni postali assicurate internazionali: 47.305
  • Numero di giornali e riviste spediti e ricevuti per posta in ambito domestico: 985.059.039
  • Numero di invii pubblicitari domestici: 2.064.455.104

Bilancio del servizio postale italiano (dati UPU relativi al 2006):

  • Entrate:  + 8.433.964.966 (SDR)
  • Uscite: – 7.388.638.647 (SDR)
  • Saldo di esercizio: + 1.045.326.319 (SDR)
  • Utile netto: + 423.127.208 (SDR)

Così suddivisi:

  • Operazioni finanziarie e collocamento di prodotti bancari: 49%.
  • Tariffe postali: 47,50%. L’ emissione filatelica da collezione rende il 2% delle entrate totali.
  • Servizi logistici: 2.9 %
  • Altro: 0.6%

Nota: l’ SDR (Special Drawing Rights) è una misura monetaria internazionale adottata nel 1969 dal Fondo Monetario Internazionale (IMF). Originariamente un SDR corrispondeva a 0.888671 grammi di oro fino ossia un dollaro. Dal 1971, con la fine del Gold Standard, il valore dell’ SDR viene determinato da una serie di rapporti correnti tra le quattro monete più scambiate del globo facenti parte di un paniere che viene, se è il caso, modificato ogni 5 anni. Ad oggi il valore di un SDR è determinato, in parole molto povere, dalla somma degli andamenti degli scambi di Dollaro, Euro, Sterlina e Yen alle 12 di ogni giorno di mercato sulla piazza borsistica di Londra. All’ 8 dicembre 2008 un SDR equivaleva a 0,41 euro.

Per ulteriori informazioni, dati, statistiche, pubblicazioni, links: http://www.upu.int/

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Dec 04
La downtown, il centro, di Florence in Arizona

La downtown, il centro, di Florence in Arizona

Negli Stati Uniti le “Firenze” (Florence) sono 21:

  • Florence, Alabama (36,721 abitanti nel 2005)
  • Florence, Arizona (17,053 ab./2005)
  • Florence, Colorado (3,653 ab./2000)
  • Florence, Illinois (71 ab./2000)
  • Florence, Indiana (n.d.)
  • Florence, Kansas (671 ab./2000)
  • Florence, Kentucky (23,551 ab./2000)
  • Florence, Massachusetts (n.d.)
  • Florence, Minnesota (61 ab./2000)
  • Florence, Mississippi (2,396 ab./2000)
  • Florence, Missouri (n.d.)
  • Florence, Montana (901 ab./2000)
  • Florence, Nebraska (inglobata nella città di Omaha nel 1917)
  • Florence, New York (1,086 ab./2000). La cittadina sorge poco più a nord di quella di Roma (Rome).
  • Florence, Oregon (7,263 ab./2000)
  • Florence, South Carolina (30,248 ab./2000). Con tutta l’ area metropolitana, sempre nell’ ultimo censimento del 2000, gli abitanti erano 67,314.
  • Florence, South Dakota (299 ab./2000)
  • Florence, Texas (1,109 ab./2005)
  • Florence, Vermont (n.d.)
  • Florence, Wisconsin (2,319 ab./2000)

L' unico edificio pubblico di Rome nell Iowa

Negli USA le “Roma” (Rome) sono 13 di cui 2 nel solo Wisconsin e altrettante nell’ Indiana:

  • Rome, Georgia (34,980 abitanti nel 2000)
  • Rome, Illinois (1,776 ab./2000)
  • Rome, Indiana (n.d.)
  • Rome City, Indiana (1,615 ab./2000)
  • Rome, Iowa (113 ab./2000)
  • Rome, Maine (980 ab./2000)
  • Rome, Maryland (inglobata in Washington D.C.). L’ “antica” Rome del Maryland, che a sud aveva per confine il torrente Tiber (Tevere), venne fondata nel 1663 ma un secolo più tardi dovette essere abbandonata e demolita per far spazio alla nuova capitale federale. Il luogo in cui sorgeva la cittadina di Rome è oggi universalmente noto come “Capitol Hill” (il Campidoglio) in quanto ospita la sede del Congresso (parlamento) statunitense.
  • Rome, New York (34,950 ab./2000)
  • Rome, Ohio (117 ab./2000)
  • Rome, Oregon (n.d.)
  • Rome, Pennsylvania (382 ab./2000)
  • Rome (Adams County), Wisconsin (2,656 ab./2000)
  • Rome (Jefferson County), Wisconsin (574 ab./2000)
Il municipio di Milan in Minnesota

Il municipio di Milan in Minnesota

Anche le Milano (Milan) a stelle e strisce sono 13:

  • Milan, Georgia (1,012 abitanti nel 2000)
  • Milan, Illinois (5,257 ab./2000)
  • Milan, Indiana (1,816 ab./2000)
  • Milan, Kansas (137 ab./2000)
  • Milan, Michigan (4,775 ab./2000)
  • Milan, Minnesota (326 ab./2000)
  • Milan, Missouri (1,958 ab./2000)
  • Milan, New Hampshire (1,331 ab./2000)
  • Milan, New Mexico (1,891 ab./2000)
  • Milan, New York (4,559 ab./2000)
  • Milan, Ohio (1,445 ab./2000). Città natale di Thomas Alva Edison.
  • Milan, Tennessee (7,664 ab./2000). I suoi abitanti usano farsi chiamare “Milanites”.
  • Milan, Washington (n.d.)
Il centro storico di Naples in Florida

Il centro storico di Naples in Florida

Di “Naples” (Napoli) in America ce ne sono 9 :

  • Naples, Florida (21,804 abitanti nel 2006). Tra i residenti celebri della cittadina figura anche il regista Steven Spielberg.
  • Naples, Idaho (n.d.)
  • Naples, Illinois (134 ab./2000)
  • Naples, Maine (3,274 ab./2000)
  • Naples, New York (2,441 ab./2000)
  • Naples, South Dakota (25 ab./2000)
  • Naples, Texas (1,410 ab./2000)
  • Naples, Utah (1,300 ab./2000)
  • Naples, Wisconsin (584 ab./2000)

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Dec 01
Charles Léandre, caricatura di Vittoria d Inghilterra, copertina di Le Rire del 12 giugno 1897.

Charles Léandre, caricatura di Vittoria d' Inghilterra, copertina di Le Rire del 12 giugno 1897.

L’ Inghilterra, ma non il Regno Unito che nacque ufficialmente solo il 1 maggio 1707 per l’ avvenuta fusione o unione delle corone di Scozia e di Inghilterra, ha avuto in totale 8 regine:

  • Matilda o Maud, detta Mathilde o Mahaut l’emperesse, dal 7 aprile al 1 novembre 1141
  • Jane, detta The Nine Days’ Queen (La regina dei nove giorni), dal 10 al 19 luglio 1553
  • Mary I, detta Bloody Mary (Maria la sanguinaria), dal 1553 al 1558
  • Elizabeth I, detta The Virgin Queen (La regina vergine), dal 1558 al 1603
  • Mary II dal 1689 al 1694
  • Anne dal 1702 al 1707 come regina d’ Inghilterra e dal 1707 al 1714 come prima regina, e primo sovrano, del Regno Unito (United Kingdom o UK)
  • Victoria dal 1837 al 1901
  • Elizabeth II dal 1952 ad oggi
Arazzo di Bayeux (1070-1077), La battaglia di Hastings, Centre Guillaume le Conquérant, Bayeux, Francia

Arazzo di Bayeux (1070-1077), La battaglia di Hastings, Centre Guillaume le Conquérant, Bayeux, Francia

Sono 4 i monarchi inglesi morti in battaglia:

  • Edward the Elder, re dall’ 899 al 924, sopprimendo una rivolta a Farndon-Upon-Dee
  • William I, alias Guglielmo il Conquistatore, re dal 1066 al 1087, per le conseguenze di una caduta da cavallo durante l’ assedio di Mantes
  • Richard I, alias Riccardo Cuor di Leone, re dal 1189 al 1199, durante l’ assedio di Châlus-Charbrol
  • Richard III, re dal 1483 al 1485, nella Battaglia di Bosworth Field
Eugène Lami, Olio su tela, 1829, Carlo I riceve un fiore da una fanciulla mentre viene condotto prigioniero nel castello di Carisbrook, Paris, Musée du Louvre.

Eugène Lami, Olio su tela, 1829, Carlo I riceve un fiore da una fanciulla mentre viene condotto prigioniero nel castello di Carisbrook, Paris, Musée du Louvre.

Sono 8 i monarchi inglesi uccisi o assassinati:

  • Edmund I, re dal 939 al 946, ucciso inseguendo un ladro di nome Leofa morto anche lui nella lotta
  • San Edward the Martyr, re dal 975 al 978, assassinato dalla matrigna
  • Edward II, re dal 1307 al 1327, assassinato da un sicario dopo essere stato imprigionato e condannato all’ ergastolo
  • Richard II, re dal 1377 al 1399, deposto e, si dice, condannato alla morte per fame in Pontefract Castle
  • Henry VI, re dal 1422 al 1461 e dal 1470 al 1471, assassinato da un sicario dopo essere stato imprigionato nella Torre di Londra
  • Edward V, re nel 1483, spodestato e visto entrare nella Torre di Londra dalla quale però non è più uscito. Il corpo non è mai stato ritrovato.
  • Jane, regina nel 1533, arrestata per alto tradimento e decapitata
  • Charles I, re dal 1625 al 1649, accusato di alto tradimento e decapitato
Esemplari di Petromyzon marinus (lampreda) nella Sala Maremagnum dell Aquarium Finisterrae di La Coruña, Spagna.

Esemplari di Petromyzon marinus (lampreda) nella Sala Maremagnum dell' Aquarium Finisterrae di La Coruña, Spagna.

Due invece i monarchi inglesi morti in circostanze “accidentali”:

  • Wiliam II, re dal 1087 al 1100, ucciso da una freccia al cuore durante una battuta di caccia.
  • Henry I, re dal 1100 al 1135, morto per avvelenamento da cibo in seguito ad una indigestione di lamprede

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